Se stai cercando un software presenze free, vuoi partire subito senza budget e senza perdere ore. Il punto e che “free” non significa sempre gratis per sempre: puo essere piano gratuito limitato, prova gratuita a scadenza, oppure un file Excel che regge finche non arrivano turni ed eccezioni. Qui separiamo le opzioni e ti diamo criteri pratici: in 30 minuti capisci cosa testare, cosa scartare e come evitare errori in busta paga.
Software presenze free – cosa significa davvero “free” (freemium, trial, Excel)
Free plan vs prova gratuita: cosa cambia per costi, dati e continuita
Un software presenze free puo essere davvero “gratis” solo se esiste un piano gratuito stabile: in genere include funzioni essenziali, limiti di utenti o di sedi, report basilari e supporto ridotto. Spesso mancano gestione turni, approvazioni e tracciabilita delle modifiche, oppure compaiono vincoli come branding obbligatorio e assistenza solo via ticket. La prova gratuita, invece, e spesso completa ma limitata nel tempo: il rischio non e pagare, e perdere continuita se non puoi esportare dati, regole e timbrature. Per questo il trial va gestito con una data di decisione e una via di uscita. Prima di registrarti controlla: cosa resta attivo nel free e cosa no, se l’export paghe e incluso, quanto vengono conservati i dati, e quali vincoli hai per portarli altrove.
Excel/Google Sheets: “free” piu diffuso, ma con rischi di processo
Per molte micro-aziende la soluzione “free” piu usata non e un’app, ma un foglio Excel o Google Sheets: costi zero, avvio immediato, nessun account da configurare. Funziona finche hai poche persone, orari regolari e poche eccezioni. Il problema nasce quando aumentano turni, trasferte, timbrature mancanti e richieste di ferie o permessi: iniziano versioni diverse del file, correzioni a mano, formule rotte e soprattutto mancanza di tracciabilita. Se un dato viene cambiato, spesso non sai chi lo ha modificato e perche, e questo diventa terreno fertile per contestazioni. In piu, quando arrivi a piu sedi o piu responsabili, l’approvazione dei giustificativi via chat o email diventa il collo di bottiglia. E qui che un flusso guidato fa la differenza.
Open source / self-hosted: gratuito nel prezzo, non nel tempo
Un’altra strada e l’open source o il self-hosted: la licenza puo essere gratuita, ma il costo reale e nel tempo. Devi gestire hosting, backup, aggiornamenti, sicurezza, utenti e spesso integrazioni con paghe o HR. Se qualcosa si rompe dopo un update, chi interviene e con quali tempi? E in ottica GDPR, chi garantisce patch, tracciabilita degli accessi e conservazione corretta dei dati? Per molte PMI il problema non e installare, e mantenere un servizio affidabile nel quotidiano. Se vuoi evitare sorprese, ha senso valutare un percorso guidato: con Cotini puoi partire da una consulenza tecnica e da una demo di SferaCloud, cosi capisci rapidamente se un approccio cloud con assistenza continua e piu sostenibile del “gratis” autogestito.

Software presenze free – requisiti minimi per non avere problemi in busta paga
Regole orarie, arrotondamenti, pause: dove nascono gli errori
Le presenze diventano delicate quando entrano le regole: arrotondamenti (a 5, 10, 15 minuti), pause obbligatorie, tolleranze in ingresso e gestione delle timbrature mancanti. Un buon software presenze deve permettere di definire regole chiare e applicarle in modo coerente, evitando correzioni manuali quotidiane. Esempi tipici: il dipendente timbra 2 minuti in ritardo, oppure dimentica l’uscita; un responsabile corregge “a intuito” e il mese dopo nasce una contestazione perche il criterio non e replicabile. Anche la pausa pranzo e un punto critico: automatica o timbrata, pagata o non pagata, con casi diversi per ufficio e produzione. Utile anche un report delle eccezioni, cosi HR interviene solo dove serve. Quando il sistema gestisce tutto con logica e tracciabilita, la busta paga diventa piu lineare.
Ferie, permessi, giustificativi e approvazioni: il vero collo di bottiglia
Molti cercano un software presenze free pensando solo alla timbratura, ma il vero collo di bottiglia e la gestione delle richieste. Ferie, permessi, recuperi, malattia, smart working e trasferte generano un flusso continuo di approvazioni: se resta fuori dal sistema, finisci con chat, email e note sparse, poi qualcuno deve ricostruire tutto a fine mese. Nei piani gratuiti spesso mancano ruoli e permessi avanzati, workflow di approvazione e storico dei giustificativi. Un sistema ben fatto, invece, collega richiesta, approvazione e regola oraria, e produce un tracciato coerente per HR e amministrazione. Soprattutto quando ci sono piu sedi o reparti. E qui che cloud e app diventano utili non per “modernita”, ma perche riducono passaggi manuali e fraintendimenti tra responsabili e ufficio paghe.
Export paghe, audit log e tracciabilita: se non esporti bene, non stai risparmiando
Il risparmio di un software presenze non si vede nella schermata delle timbrature, ma a fine mese, quando devi chiudere i dati per le paghe. Se l’export paghe e limitato o macchinoso, “gratis” diventa sinonimo di lavoro manuale. Verifica sempre: formati disponibili, periodi di estrazione, gestione di straordinari, maggiorazioni e causali, e possibilita di esportare per reparto o centro di costo. Altro punto spesso trascurato e l’audit log: chi ha modificato una timbratura, quando e con quale motivazione, e per quanto tempo resta disponibile lo storico. Senza tracciabilita, ogni correzione e discutibile e le contestazioni diventano personali. Con log, note e report delle variazioni, invece, trasformi una discussione in un dato verificabile e proteggi sia l’azienda sia il dipendente.
Software presenze free – GDPR e compliance: cosa controllare prima di attivarlo
Quali dati tratta un software presenze e perché cambia la responsabilità
Un software presenze free non gestisce solo orari: tratta dati personali (anagrafica, matricola, reparto), dati “di contesto” (turni, causali, note) e spesso informazioni sensibili sul piano organizzativo, come assenze, permessi e motivazioni. Se c’è timbratura da app, possono entrare anche geolocalizzazione e identificativi del dispositivo. A livello operativo, serve chiarezza su ruoli e responsabilità: chi decide finalità e regole del trattamento è il titolare, chi fornisce la piattaforma spesso agisce come responsabile e dovrebbe essere regolato da un accordo dedicato. Non è burocrazia: è ciò che ti permette di sapere chi accede ai dati, come li protegge e come li restituisce.
Biometria: quando entra in gioco e perché è un capitolo a parte
Quando si parla di biometrico, non è “impronta e basta”: si entra in un ambito in cui la natura del dato e le garanzie richieste cambiano. In pratica, la biometria può ridurre frodi come il “buddy punching”, ma richiede scelte tecniche e organizzative molto più solide rispetto a un semplice badge. Prima di adottarla, verifica se esistono alternative proporzionate allo stesso risultato, e se la soluzione prevede misure di minimizzazione (ad esempio template non reversibili, conservazione limitata, ruoli e accessi stretti). Qui conviene non improvvisare: se stai valutando un sistema biometrico, ha senso approfondire in una guida dedicata al rilevatore presenze biometrico, perché regole e rischi non sono quelli di un normale software.
Sicurezza e conservazione: dove stanno davvero i tuoi dati
Il punto più trascurato nei piani free è la sicurezza: dove sono ospitati i dati, chi può fare accesso amministrativo, come funzionano backup e ripristino, e per quanto tempo i log restano disponibili. Chiedi sempre: paese e policy del data center, criteri di retention (timbrature, giustificativi, log), possibilità di esportare dati e configurazioni in uscita, e cosa succede se smetti di pagare dopo il trial. È qui che nasce il rischio di “lock in”: anche se la piattaforma ti piace, potresti restare bloccato perché non riesci a portare via storico e regole. Un software presenze affidabile si valuta su continuità e recuperabilità, non solo su prezzo.
Software presenze free – confronto tra timbratura via app, badge e biometrico
Scegliere la modalità di timbratura è una decisione pratica: dipende da dove lavorano le persone, da quanto è alto il rischio di contestazioni e da quanta disciplina operativa puoi chiedere. Qui sotto trovi un confronto rapido per orientarti, poi i dettagli per capire quando il free è sufficiente e quando serve qualcosa di più strutturato.
Tabella di confronto rapida
| Soluzione | Migliore per | Attenzioni principali |
| App | smart working, cantieri, tecnici esterni | geolocalizzazione, antifrode, batteria, policy privacy |
| Badge/RFID | sede, officina, magazzino | gestione smarrimenti, varchi, procedure ingresso/uscita |
| Biometrico | turni critici, frodi, accessi controllati | requisiti GDPR, proporzionalità, garanzie tecniche |
App (anche con geolocalizzazione): pro, contro e casi tipici
La timbratura via app è ideale quando le persone non passano sempre da un varco fisso: manutentori, commerciali, squadre in cantiere, smart working. È comoda e veloce, ma va valutata con realismo: GPS impreciso, batteria, connessione e gestione dei telefoni aziendali o personali. Se la soluzione è “troppo free”, spesso mancano controlli antifrode, ruoli granulari e report delle eccezioni, quindi HR si ritrova a rincorrere correzioni a fine mese. Inoltre, quando entra la geolocalizzazione, la percezione dei dipendenti cambia: senza regole chiare e trasparenza aumenta la frizione interna. L’app funziona bene se inserita in un processo definito, non come scorciatoia.
Badge/RFID: la scelta stabile per sede, officina, magazzino
Il badge o RFID resta la scelta più stabile quando l’operatività è in sede: produzione, magazzino, uffici con ingressi controllati. Il vantaggio è la ripetibilità: timbratura semplice, tempi rapidi, minori discussioni su “dove eri” rispetto all’app. I limiti tipici sono gestionali, non tecnologici: badge smarriti, prestati, dimenticati. Qui contano procedure e responsabilità, oltre alla possibilità di bloccare e sostituire velocemente le credenziali. In molte aziende questa modalità è anche il ponte naturale verso il controllo accessi: stesso gesto, stesso dispositivo, ma finalità diverse. Se stai cercando un software presenze free, valuta se il sistema supporta davvero terminali e flussi di sede senza costringerti a workaround.
Biometrico: anti buddy punching, ma con prerequisiti e contesto
Il biometrico ha senso quando il problema è concreto e misurabile: turni con alta rotazione, contestazioni ricorrenti, necessità di impedire scambi di badge o timbrature per conto terzi. Non è però una scorciatoia “più moderna”: richiede prerequisiti di compliance, configurazioni corrette e una gestione trasparente verso i dipendenti. In alcuni contesti può essere sproporzionato rispetto al risultato, e lì un buon sistema a badge con regole e controlli può bastare. In altri, soprattutto con varchi sensibili o reparti critici, la biometria è una scelta razionale, purché supportata da garanzie tecniche e organizzative. In ogni caso, prima di decidere, conviene definire il problema che vuoi risolvere e verificare se il “free” copre davvero requisiti, log e governance.
Software presenze free – quando basta davvero e quando diventa un costo nascosto
Puo bastare se: microteam, regole semplici, una sede, poche eccezioni
Un software presenze free puo avere senso quando lo scenario e semplice e rimane tale per mesi. Parliamo di un microteam con orari regolari, una sola sede, poche causali e pochissime eccezioni: niente turni complessi, niente cantieri, poche trasferte e un flusso ferie gestibile senza continui cambi. In questo contesto un piano gratuito o un trial usato “con disciplina” puo aiutarti a mettere ordine, soprattutto se l’obiettivo e capire come strutturare regole e report. La condizione chiave e non confondere “partire” con “rimanere”: se il free serve a costruire una base, devi gia sapere quali dati vuoi esportare, chi approva cosa e quale sarebbe il passo successivo. Se invece il lavoro amministrativo cresce di mese in mese, il risparmio iniziale diventa presto un freno, non un vantaggio.
Segnali che sei oltre il free: turni, multi sede, app piu badge, integrazioni paghe
Il passaggio “oltre il free” raramente avviene per un motivo solo. Di solito e una combinazione di complessita: entrano i turni, cambiano le persone di reparto, apri una seconda sede o inizi a far lavorare qualcuno fuori sede, e ti accorgi che servono regole diverse a seconda del ruolo. A quel punto diventano essenziali approvazioni, permessi granulari, report per centro di costo e soprattutto un export paghe affidabile. Anche la convivenza di strumenti e un segnale: app per tecnici esterni e badge in sede, con esigenze di controllo diverse ma dati che devono finire nello stesso flusso. Se il software gratuito non gestisce bene eccezioni e integrazioni, ti costringe a “ricucire” a mano, e ogni ricucitura e tempo perso che non vedi subito ma che paghi ogni fine mese.
Il costo invisibile: contestazioni, ore arrotondate, tempi admin e clima interno
Il costo piu pericoloso non e l’abbonamento, e il tempo disperso. Basta un esempio: 4 minuti al giorno per dipendente per inseguire correzioni, richieste, timbrature mancanti e ricalcoli. Con 20 persone sono 80 minuti al giorno, circa 26 ore al mese di lavoro amministrativo “invisibile”. A questo si sommano le ore “arrotondate” senza criterio stabile, che diventano terreno di attrito tra reparto e HR: anche quando le cifre sono piccole, il problema e la fiducia. Senza audit log e senza regole replicabili, ogni mese riparti da zero e le contestazioni sembrano personali, non tecniche. In pratica, un sistema gratuito troppo limitato puo peggiorare il clima interno: la discussione non e piu “cosa dice il dato”, ma “chi ha ragione”. E quando succede, hai gia superato il free, anche se non te ne sei accorto.
Software presenze free – come scegliere in 30 minuti (checklist piu domande al fornitore)
Checklist tecnica: configurazione, integrazioni, supporto e continuita dei dati
Per scegliere un software presenze free senza perdere settimane, imposta un test breve e realistico. Prima cosa: ruoli e permessi. Devi poter distinguere tra dipendente, responsabile e amministrazione, e capire chi puo correggere cosa. Secondo: regole e policy, cioe arrotondamenti, pause, tolleranze e gestione delle anomalie. Terzo: integrazioni e uscita dati. Anche se non integri subito, verifica se puoi esportare in modo stabile: timbrature, causali, straordinari, report e possibilmente configurazioni. Quarto: supporto. Un free plan spesso ha assistenza minima, ma almeno deve esserci una documentazione chiara e tempi ragionevoli per i blocchi. Qui si misura anche il rischio di lock in: se ti piace la piattaforma ma non puoi portare via i dati, non stai scegliendo, stai accettando un vincolo.
Checklist compliance: DPA, data center, conservazione, accessi amministrativi
Sul lato GDPR, non serve diventare giuristi, ma devi fare domande semplici e ottenere risposte verificabili. Chiedi se esiste un accordo dedicato con il fornitore per il trattamento dati, quali misure di sicurezza sono previste e dove risiede il data center. Domanda poi la conservazione: per quanto tempo restano timbrature, giustificativi e log, e se puoi impostare retention diverse. Verifica anche chi puo accedere come amministratore e se esistono log degli accessi e delle modifiche. Distinguere tra “must” e “nice to have” aiuta: must sono tracciabilita, controllo accessi, esportazione dati e chiarezza sulla conservazione. Nice to have sono funzioni avanzate di reportistica o automazioni complesse che puoi aggiungere dopo. Questa parte evita scelte impulsive basate solo sul prezzo.
Prova guidata: lo scenario di test che smaschera subito un free troppo limitato
Se vuoi davvero decidere in mezz’ora, usa uno scenario standard. Importa 10 dipendenti, crea 2 turni e imposta almeno 3 richieste di permesso con approvazione. Poi simula una settimana: due timbrature mancanti, una uscita anticipata, un rientro da pausa fuori tempo e un cambio turno all’ultimo. Un sistema valido deve segnalare eccezioni, permettere correzioni con motivazione e mantenere uno storico leggibile. Alla fine verifica due cose: l’export paghe della settimana e l’audit delle modifiche. Se per ottenere un report devi ricostruire a mano o non riesci a capire chi ha corretto cosa, quel free ti farà perdere tempo quando i numeri cresceranno. Se invece la prova fila liscia, hai una base concreta per decidere se restare sul piano gratuito, passare a un piano completo o valutare una soluzione integrata.
Checklist sintetica stampabile (10 controlli)
1 Ruoli e permessi chiari
2 Regole su pause e arrotondamenti configurabili
3 Gestione timbrature mancanti con motivazione
4 Flusso ferie e permessi con approvazione
5 Report anomalie e riepilogo ore
6 Export paghe disponibile e comprensibile
7 Audit log su modifiche e correzioni
8 Dati in cloud con indicazione del data center
9 Conservazione e retention dichiarate
10 Esportazione dati in uscita senza vincoli oscuri

Software presenze free – alternative professionali: il percorso Cotini (hardware piu cloud piu assistenza)
Perche la consulenza tecnica riduce errori piu del piano gratis
Quando il software presenze free smette di reggere, il problema raramente e “manca una funzione”. Di solito e un tema di processo: regole contrattuali non tradotte bene, ruoli e permessi impostati in modo confuso, eccezioni gestite a mano e dati che arrivano alle paghe con criteri diversi a seconda di chi corregge. Una consulenza tecnica fatta bene serve proprio a questo: mappare turni, causali, tolleranze, pause, straordinari e flussi di approvazione, poi configurarli in modo coerente e insegnare a usarli. Il vantaggio e misurabile: meno correzioni a fine mese, meno mail di chiarimento, meno contestazioni sulle ore. Rispetto a un SaaS solo self service, avere un referente che conosce sia la parte operativa sia quella tecnica riduce gli errori di impostazione che, nei primi 60 giorni, sono la causa principale di abbandono o frustrazione.
SferaCloud piu terminali: architettura integrata e casi d’uso (scenario Milano e provincia)
Una soluzione professionale diventa davvero solida quando integra canali diversi senza spezzare il flusso dati: app per chi lavora fuori sede, terminali a badge per ingressi in reparto, e se serve anche biometrico con le dovute garanzie. Con SferaCloud l’idea e avere un unico punto di governo per timbrature, richieste e report, mentre i terminali in sede garantiscono ripetibilita e velocita. Scenario tipico, dichiarato: un’azienda di logistica tra Milano e provincia con magazzino su turni e una piccola squadra di autisti. In sede timbrano a badge, gli autisti usano l’app, e HR deve chiudere le ore senza ricostruire tutto a mano. L’integrazione riduce eccezioni disperse e permette controlli mirati, senza trasformare la gestione presenze in un progetto infinito.
Roadmap da free a professionale in 3 step
Il passaggio dal free a una soluzione completa e piu semplice se lo tratti come una roadmap, non come un cambio “secco”. Step 1: assessment rapido, in cui si raccolgono regole, casi limite, tipologie di turni e aspettative dell’ufficio paghe, cosi da evitare configurazioni approssimative; step 2: demo o prova guidata su uno scenario reale, con un campione di utenti e con verifica di export paghe e audit log; step 3: migrazione e go live, con formazione minima e supporto nei primi cicli di chiusura mese, quando emergono le eccezioni vere. Se ti riconosci nei segnali di superamento del software presenze free, puoi chiedere a Cotini una valutazione tecnica o una demo di SferaCloud per capire quale combinazione di cloud e terminali e piu adatta al tuo contesto, senza impegno e con indicazioni pratiche su tempi e passi successivi.
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